BECCS e framework UE per le rimozioni (CRCF): cosa cambia davvero per chi compra carbon removal in Europa

Che cos’è il nuovo framework europeo sulle rimozioni e perché la prima transazione conta

Il CRCF è un quadro UE volontario per certificare rimozioni di carbonio di alta qualità. Il suo nome completo è Carbon Removals and Carbon Farming Certification Framework, e copre tre famiglie: permanent carbon removals, carbon farming e carbon storage in prodotti.

Non è un “EU ETS 2.0”. Il punto non è creare un mercato compliance di quote, ma mettere regole comuni su qualità, MRV (monitoring, reporting, verification) e registri, così che una “tonnellata rimossa” sia definita in modo più difendibile e confrontabile tra progetti e Paesi.

Le date contano perché spostano il go-to-market da “idea” a “processo”. Il Regolamento (UE) 2024/3012 è stato pubblicato il 6 dicembre 2024. L’attuazione passa poi da regole operative su schemi di certificazione, organismi e audit tramite l’Implementing Regulation (UE) 2025/2358. E il tassello che sblocca davvero l’offerta è l’adozione delle prime metodologie per le “permanent removals” da parte della Commissione tramite delegated act, annunciata il 3 febbraio 2026.

La prima transazione pubblica “CRCF-aligned” o “CRCF-ready” conta perché diventa price discovery. I primi deal fissano, nei fatti, cosa significa comprare “1 ton CO₂ removals” in un contesto UE: quali dati minimi entrano nel perimetro, come si gestiscono buffer e responsabilità, quanto dettaglio serve per l’audit, e quali requisiti buyer-side diventano standard in procurement e assurance.

La differenza rispetto agli standard volontari privati non è solo di etichetta. Per un buyer europeo che deve rispondere a board, revisori e investitori, una certificazione agganciata a regole UE su schemi, controlli e abilitazioni aumenta auditability e “defensibility”, e riduce l’asimmetria informativa che alimenta accuse di greenwashing.

Una volta capito il perché del CRCF, la domanda pratica è il come. In BECCS, la qualità si gioca nei confini di sistema: CO₂ biogenica vs fossile, stoccaggio geologico, emissioni associate e rendicontazione. È lì che nascono gli errori di contabilizzazione.

BECCS in pratica: come si genera una unità di rimozione tra biomassa, cattura e stoccaggio geologico

Una unità BECCS nasce solo se lo stoccaggio è permanente e verificabile. La cattura, da sola, non basta: senza iniezione e storage geologico monitorato, non stai comprando una “permanent carbon removal” nel senso in cui l’UE sta impostando il tema.

La supply chain BECCS, vista in modo operativo, è questa: feedstock o biomassa → conversione energetica o processo industriale → cattura CO₂ (post-combustion o process capture) → compressione e conditioning → trasporto (pipeline o nave) → iniezione e stoccaggio geologico. Ogni passaggio genera dati e, se non misurato bene, genera anche “perdite” di tonnellate.

Per il procurement è utile ragionare per scala, non per slogan. In Europa diversi progetti in pipeline parlano di centinaia di ktCO₂/anno. Un esempio citato in ambito pubblico è Stockholm Exergi, con un progetto BECCS indicato a circa 800 ktCO₂/anno e un avvio operativo indicativo intorno al 2028, con CO₂ spedita per lo storage nel progetto Northern Lights.

L’unit issuance segue una logica semplice, ma piena di dettagli. Parti dalla massa di CO₂ misurata in cattura, poi sottrai perdite ed emissioni associate: energia per cattura e compressione, reagenti, trasporto, eventuali venting, e altri contributi definiti dal perimetro. Il risultato sono le net removals. Il punto critico è proprio il perimetro: cosa includi dell’upstream della biomassa, cosa includi della logistica, e come tratti lo storage.

La dipendenza infrastrutturale è un driver economico e di delivery. Se non c’è capacità di trasporto e stoccaggio, anche un impianto di cattura pronto non consegna. Northern Lights, per esempio, ha annunciato un’espansione di capacità oltre 5 MtCO₂/anno entro fine 2028 (Phase 2). Per chi firma offtake BECCS, questi numeri contano perché determinano colli di bottiglia e rischio di consegna.

Chiarito come si produce una unità, la domanda successiva è quanto è integra. In BECCS i rischi non sono teorici: addizionalità, sostenibilità della biomassa, leakage e permanenza entrano direttamente in prezzo e contratto.

Integrità e rischi specifici BECCS: addizionalità, sostenibilità della biomassa, leakage e permanenza

L’addizionalità in BECCS non è automatica. “Catturo CO₂ biogenica” non dimostra, da solo, che stai generando rimozioni oltre una baseline credibile. Devi spiegare cosa sarebbe successo senza il progetto, e perché il ricavo o l’incentivo legato alle removals è materialmente rilevante per farlo partire o per farlo scalare.

Il policy stacking è un punto sensibile in due diligence. Se un progetto combina supporti pubblici e vendite corporate di removals, il buyer deve capire come vengono gestiti i rischi di doppio incentivo percepito e, soprattutto, come questo impatta l’argomentazione di addizionalità e la narrativa verso stakeholder. In Europa esistono progetti BECCS supportati in contesti pubblici, e questo rende ancora più

La sostenibilità della biomassa è un rischio di filiera prima che un rischio di MRV. La distinzione pratica è tra feedstock come residui e sottoprodotti, e biomassa più “contesa” come legno tondo. Qui il buyer non cerca solo una dichiarazione, ma controlli: tracciabilità, proof of origin, catena di custodia, regole di mass balance, e diritti di audit sui fornitori critici.

Il leakage e le emissioni indirette sono dove si perdono tonnellate senza accorgersene. I punti tipici sono: cambio di destinazione della biomassa, spiazzamento di usi esistenti, trasporto marittimo, energia addizionale per la cattura, perdite in compressione e trasporto. In pratica, questo si traduce in una check-list di due diligence: LCA con scenari, fattori di emissione documentati, assunzioni esplicite e sensitivity analysis sui driver che “muovono” il net.

La permanenza è la ragione per cui lo stoccaggio geologico cambia categoria al credito. Nel framing UE, è lo storage geologico che abilita la “permanent carbon removal”, e porta con sé un tema che al procurement interessa più del marketing: obblighi e responsabilità nel tempo, coerenti con la disciplina dello stoccaggio. È qui che si decide se il credito viene percepito premium e bancabile.

Una volta mappati i rischi, la domanda diventa come li misuriamo e li rendiamo auditabili. È il passaggio dove MRV, tracciabilità e prevenzione del doppio conteggio smettono di essere parole e diventano requisiti.

MRV e tracciabilità nel sistema UE: dati richiesti, verifiche, registri e prevenzione del doppio conteggio

Il CRCF introduce uno strato di governance che impatta direttamente chi compra. L’Implementing Regulation (UE) 2025/2358 disciplina come operano certification schemes, certification bodies e audit. Per un buyer questo significa una cosa concreta: non basta “un verificatore”, serve capire chi è abilitato, con quali obblighi, e con quale tracciabilità documentale e cooperazione con le autorità.

La data room BECCS, se vuoi fare procurement serio, è più simile a un dossier tecnico che a un certificato. I dataset che tipicamente un buyer sofisticato chiede includono: misure di portata e CO₂ catturata, composizione del gas, energia consumata, reagenti, logistica (ship o pipeline), ricevute e injection logs, monitoraggio dello storage (pressione e comportamento del plume), QA/QC degli strumenti, metadati, versioning e controlli sulle modifiche.

La prevenzione del double counting va capita in modo B2B, non ideologico. Un conto è fare un claim su rimozioni acquistate. Un altro è la contabilità aziendale e la rendicontazione. Se vuoi rendicontare rimozioni come “tue” in senso stretto, devono essere non vendute a terzi e non doppio-contate. La logica è coerente con l’impostazione ESRS: le emissioni si riportano gross, e crediti e removals entrano in disclosure dedicate, con attenzione a caratteristiche, contratti e cancellazioni.

Il registro è il pezzo che riduce frodi e rivendite. Il CRCF prevede un’evoluzione verso un registro elettronico UE per garantire unicità e tracciabilità: serializzazione, stati dell’unità (issued, transferred, retired) e controlli più robusti. Per chi struttura acquisti multi-buyer o sindacazioni, questo è un cambio pratico: meno rischio di “re-sale”, più facilità di audit e riconciliazione.

Con MRV e registri chiariti, il buyer passa alla decisione d’acquisto. Qui entrano procurement e contratti, il modo in cui prezzare il delivery risk, e soprattutto come usare, o non usare, le removals nei claim in contesti CSRD e ESRS e allineamento SBTi.

Implicazioni per buyer italiani: procurement, contratti, prezzo, delivery risk e uso nei claim (CSRD/SBTi)

Il procurement deve partire da requisiti verificabili, non da promesse. In una RFP sensata oggi, chiedi esplicitamente unità CRCF-aligned o CRCF-ready, audit trail completo, disclosure LCA con assunzioni, chain-of-custody della biomassa, e proof of storage. E poi metti in contratto accesso ai dati e diritto di audit, inclusa la possibilità di verificare il lavoro del verificatore se emergono incongruenze.

I contratti CDR per BECCS assomigliano più a offtake energetici che a “acquisti spot” di crediti. Le strutture tipiche includono forward offtake su più anni, consegne legate a milestone, meccanismi di true-up e make-good, buffer o coperture assicurative, e clausole su liquidated damages. Il delivery risk si annida in permitting, commissioning dell’unità di cattura, disponibilità di shipping e storage, e downtime operativo. La crescita della capacità di trasporto e stoccaggio, come nel caso dell’espansione annunciata per Northern Lights, è un segnale che il mercato sta cercando di rendere questi contratti più “deliverable”.

Il prezzo non va discusso a colpi di numeri generici. I driver reali sono: CAPEX della cattura, OPEX di energia e solventi, logistica della CO₂, tariffa di storage, costi MRV e assurance. In genere, più aumentano permanenza geologica e auditability in un contesto UE, più il buyer si aspetta un premium rispetto a crediti meno robusti o basati su evitamento.

Nei claim e nel reporting, il punto chiave per board e legali è questo: in ESRS E1 le emissioni si riportano lorde, senza sottrarre crediti o removals. I carbon credits e le removals entrano in disclosure dedicate, e la qualità del contratto e la gestione del double counting diventano parte della “difendibilità” della comunicazione. Se stai comprando forward removals, anche la tempistica di cancellazione e la chiarezza sul retirement contano.

Dopo procurement e claim, resta la domanda strategica. Cosa succede tra 2026 e 2030, quali progetti BECCS possono scalare, quali infrastrutture CO₂ sono make-or-break, e quali segnali policy e di mercato monitorare per non rimanere senza supply.

Roadmap 2026-2030: quali progetti possono scalare in Europa e quali segnali monitorare (policy, infrastrutture CO2, domanda)

La timeline del CRCF è chiara sui passaggi, meno sui tempi di mercato. Le metodologie per permanent removals sono state adottate dalla Commissione il 3 febbraio 2026, ma l’emissione di unità dipende da schemi, accreditamenti e messa in opera operativa. Molti operatori si aspettano che le prime certificazioni e i primi crediti “in pratica” arrivino nei prossimi anni, con una finestra che spesso viene letta intorno al 2027 per le prime emissioni effettive.

I progetti BECCS scalabili in Europa vanno letti come reference class. Stockholm Exergi è un caso utile perché combina scala industriale, un target di circa 0,8 Mt/anno e un’impostazione cross-border sullo storage. Per un buyer, la scalabilità non è una parola astratta: dipende da impianto biomass già grande, integrazione termica, accesso a porto e shipping, e storage già contrattualizzato.

L’infrastruttura CO₂ è il gating factor più duro. L’espansione annunciata di Northern Lights a oltre 5 Mt/anno entro fine 2028 è un proxy del ritmo con cui può crescere l’offerta di CDR “storage-backed”. Senza transport & storage, BECCS non consegna, anche se la cattura è pronta e il progetto è certificabile sulla carta.

La domanda 2026-2030 sarà spinta da due forze che si sommano. La prima è strategica: net-zero e gestione delle residuals spingono verso rimozioni ad alta durabilità. La seconda è di reporting: ESRS aumenta la pressione a trasparenza su crediti e removals, e rende più costoso, in termini reputazionali e di assurance, comprare unità poco auditabili. Il risultato atteso è più domanda per unità con permanenza geologica e tracciabilità forte, rispetto a crediti di evitamento o temporanei.

I segnali operativi da monitorare sono cinque, e sono quelli che cambiano davvero il rischio per un buyer:

  1. Aggiornamenti CRCF su metodologie, atti successivi e consultazioni.
  2. FID e commissioning di impianti BECCS, con evidenza di performance e uptime.
  3. Contratti di trasporto e storage: open season, capacity booking, e disponibilità reale.
  4. Evoluzione della guidance sui claim e prassi di assurance in contesti CSRD e ESRS.
  5. Convergenza su registri e interoperabilità: serializzazione, stati dell’unità e regole di retirement, per ridurre arbitraggio e doppio conteggio.