Perché CORSIA potrebbe non aprire automaticamente ai crediti PACM (Articolo 6.4): implicazioni operative per buyer e sviluppatori italiani
CORSIA e Articolo 6 in breve: cosa sono PACM e perché non è un via libera automatico
L’eleggibilità CORSIA non funziona “per etichetta del credito”. Funziona per combinazione di programma, vintage e condizioni. In pratica, ICAO pubblica l’elenco delle CORSIA Eligible Emissions Units (EEU) e decide quali emissions unit programmes sono accettati, con quali limiti e per quali periodi. Il filtro tecnico passa dal Technical Advisory Body (TAB) e dai Emissions Unit Eligibility Criteria (EUC), ma la decisione finale e i termini di utilizzo restano in capo al Consiglio ICAO.
Il PACM, cioè il Paris Agreement Crediting Mechanism dell’Articolo 6.4, è un meccanismo UNFCCC “nuovo” rispetto al CDM. Ha regole proprie e una governance dedicata. Nel dibattito di mercato pesa anche la “transizione” di attività e crediti dal CDM verso il 6.4, ma questa pipeline non coincide automaticamente con ciò che CORSIA considera utilizzabile per la compliance del settore aereo.
Il punto chiave è semplice: anche se un’unità nasce in un quadro ONU, CORSIA la accetta solo se rientra in un perimetro approvato ICAO e se soddisfa EUC e condizioni addizionali, inclusi aspetti di contabilità internazionale. La domanda tipica B2B “Se compro 6.4, posso usarlo per aviazione?” ha quindi una risposta operativa: dipende, e serve un lavoro di eligibility mapping prima di impegnare budget.
Per un buyer italiano e per chi sviluppa o tokenizza, questo si traduce in una regola di portafoglio: separare crediti “high integrity” per usi volontari da crediti potenzialmente compliance-grade per CORSIA. Se compri “PACM-only” senza requisiti CORSIA, il rischio è ritrovarti con crediti bloccati rispetto all’uso previsto, cioè crediti stranded.
ICAO è prudente per un motivo pratico. L’ostacolo non è il “label ONU”. Sono i test di integrità che determinano se un’unità è accettabile su larga scala per la compliance aeronautica, dove il rischio regolatorio e reputazionale è più alto.
I nodi di integrità che frenano l’accettazione wholesale: addizionalità, baseline, permanenza e leakage
L’addizionalità è il primo punto che un buyer CORSIA guarda davvero. Se il progetto non dimostra che la riduzione o rimozione non sarebbe avvenuta senza i ricavi del credito, il rischio di “pagare per qualcosa che sarebbe successo comunque” diventa centrale. Qui entrano in gioco additionality test come common practice, investment analysis e regulatory surplus. Per chi compra in modalità wholesale, la domanda non è teorica: è “che evidenze ho ex-ante e cosa succede ex-post se emergono segnali di over-crediting?”. Il ruolo di EUC e TAB è anche quello di filtrare programmi e regole che gestiscono questi rischi in modo credibile.
La baseline è il secondo punto, perché decide quanti crediti escono. Baseline troppo permissive aumentano i volumi, ma riducono la credibilità e alzano il rischio di repricing quando il mercato o i revisori stringono le regole. Concetti come baseline setting, dynamic baseline, crediting period e conservativeness diventano operativi: per gli sviluppatori significa più pressione su qualità dati, monitoraggio, campionamenti e gestione dell’incertezza.
La permanenza pesa soprattutto quando si parla di removals, in particolare AFOLU e forestry. Il buyer aviazione teme il reversal risk, cioè tonnellate che tornano in atmosfera. Per questo entrano strumenti come buffer pool o approcci tonne-year, e soprattutto una domanda contrattuale: chi copre la perdita se c’è un reversal? Se tokenizzi, qui non basta “mettere un token in circolazione”. Servono metadata chiari su buffer, reversal, vintage e regole di recourse, altrimenti il token diventa un contenitore opaco.
Il leakage è il quarto nodo, spesso sottovalutato nei dossier commerciali. Se un progetto riduce deforestazione in un’area ma la sposta altrove, l’effetto netto può essere molto più basso di quanto dichiarato. Per un buyer italiano la domanda pratica è “come lo vedo nel dossier?” e la risposta attesa è: leakage assessment, monitoraggio territoriale e, quando applicabile, evidenze robuste come telerilevamento, non solo dichiarazioni del progetto.
Chi compra “wholesale” chiede quindi più di un nome di programma. Chiede documentazione di progetto, applicabilità della metodologia, track record di issuance e verification, e quando disponibili anche rating indipendenti. E chiede clausole su invalidation, perché il rischio non è solo ambientale: è anche legale e di bilancio.
Anche quando l’integrità di progetto è alta, per CORSIA c’è un secondo livello che può bloccare tutto: evitare il doppio conteggio. Qui entrano autorizzazioni del Paese ospitante e corresponding adjustments, cioè il cuore dell’Articolo 6.
Doppio conteggio e corresponding adjustments: dove si gioca la credibilità per l’aviazione
Il doppio conteggio è il rischio che più soggetti rivendichino la stessa riduzione. In ambito Articolo 6, la risposta è la contabilità tra Paesi e i corresponding adjustments (CA). Per l’uso CORSIA, soprattutto per mitigazioni dal 1/1/2021 in avanti, il tema diventa operativo: senza un quadro chiaro di autorizzazione e aggiustamento, un credito può restare “voluntary” ma non diventare una EEU effettivamente usabile per l’obbligo.
La host country authorization si materializza spesso in una Letter of Authorization (LoA). Per un buyer la LoA non è un allegato “nice to have”. È parte del pacchetto di conformità. In due diligence, la checklist documentale tipica include: LoA, scope (settore e gas), autorizzazione esplicita all’uso per CORSIA, impegno al CA e tempistiche di reporting o implementazione.
Per sviluppatori italiani e strutturatori, la conseguenza è progettuale. La “CA readiness” va costruita dall’inizio: scelta del Paese, dialogo con le autorità, e contratti (ERPAs) che gestiscano authorization risk e host country policy risk. Se aspetti la LoA a valle, rischi di scoprire troppo tardi che il Paese non rilascia autorizzazioni, o che le rilascia con condizioni che cambiano economics e tempi.
Il rischio B2B più comune è questo: progetto tecnicamente valido, ma Paese che non rilascia LoA o cambia policy. Il risultato è stranding e repricing. Se poi tokenizzi e comunichi “CORSIA-eligible” prima di avere LoA e un percorso CA verificabile, ti esponi a un problema di governance e disclosure, oltre che a contestazioni commerciali.
Per un lettore italiano c’è anche un tema di convivenza regolatoria. In Europa l’implementazione di CORSIA convive con EU ETS su altri perimetri. Chi è nella supply chain dell’aviazione deve gestire reporting e compliance su schemi diversi a seconda di rotte e regole UE, senza confondere i casi d’uso dei crediti.
Quando l’eleggibilità dipende anche da LoA e CA, il mercato tende a separarsi. Si formano due pool, con prezzi e liquidità diversi: eligible e non-eligible.
Effetti sul mercato: prezzi, liquidità e rischio di frammentazione tra crediti eleggibili e non eleggibili
La liquidità si concentra dove c’è certezza di utilizzo. Nella CORSIA Phase 1 (2024-2026), il mercato guarda a strumenti compliance-grade e a momenti di price discovery come procurement organizzati, inclusi eventi di acquisto strutturati nel settore. Questi momenti funzionano da segnale: mostrano cosa viene richiesto davvero in termini di specifiche e documentazione, non solo di “storia del progetto”.
L’incertezza sulla domanda è un driver di strategia. Alcune analisi di mercato riportano stime variabili del fabbisogno nella prima fase, con un range citato intorno a 107–161 Mt per il 2024-2026. La differenza tra scenari conta perché cambia la scelta tra front-loading e wait-and-see, e cambia anche quanto premio di eleggibilità il mercato è disposto a pagare.
Il prezzo incorpora un premio per l’eleggibilità e un rischio di repricing. Valutazioni e commenti di mercato su crediti CORSIA-eligible hanno evidenziato dinamiche di supply e domanda non sempre allineate nel breve, con la possibilità che l’offerta “eligible” si ampli o si restringa in base a decisioni ICAO e alla capacità dei Paesi di gestire autorizzazioni e CA. Il punto operativo è che l’ICAO può aggiornare liste e termini, e quel giorno il portafoglio può cambiare valore.
La frammentazione crea basis risk. Due crediti simili per tipologia o settore possono prezzare in modo diverso se uno ha LoA e CA ed è dentro lo scope ICAO, e l’altro no. Per buyer italiani questo va deciso prima in policy interna: cosa compro per compliance CORSIA, cosa compro per claim volontarie, cosa tengo come inventory strategica.
La canalizzazione dell’offerta dipende anche dai cicli TAB. ICAO gestisce l’eleggibilità tramite programmi approvati e cicli di assessment e re-assessment, incluso il lavoro TAB 2025 per il periodo 2027-2029. Questo crea un rischio concreto: un programma o una metodologia possono affrontare un “eligibility cliff”, e chi ha comprato senza protezioni contrattuali resta esposto.
Con questo contesto, la domanda naturale è: quali controlli fare prima di comprare, per non ritrovarsi con crediti non utilizzabili o con LoA e CA mancanti?
Cosa fare in pratica: checklist di due diligence per acquistare crediti con potenziale eleggibilità CORSIA
Lo screening di eleggibilità va fatto prima di negoziare prezzo. Verifica la ICAO CORSIA eligible emissions units list, lo scope di eleggibilità del programma, i terms of eligibility e le restrizioni di vintage. L’output utile è una tabella interna “Programma → Periodo → Scope → Restrizioni → Rischi”, aggiornata quando ICAO aggiorna le decisioni.
Il pacchetto Articolo 6 è un blocco documentale, non una promessa commerciale. Chiedi la Letter of Authorization e le evidenze o impegni sul corresponding adjustment, con condizioni e tempistiche. In contratto, inserisci conditions precedent e diritti di recesso se LoA o CA non arrivano entro una data definita, perché il rischio principale è il tempo, non solo la volontà.
Il deep-dive su integrità e MRV riduce sorprese ex-post. Valuta additionality, conservatività della baseline, monitoring plan, soggetto verificatore, gestione dell’incertezza, e misure su reversal e leakage. Per chi gestisce portafogli, funziona bene uno scoring doppio: “integrity” separato da “eligibility”. Per chi tokenizza, questi elementi vanno mappati in metadata e disclosure, evitando claim che anticipano la documentazione.
La meccanica di delivery e registry è spesso dove si rompono le operazioni. Controlla issuance schedule, serial numbers, controlli dell’account di registro, processo di retirement o cancellation, trasferimento del titolo e assenza di vincoli. Se c’è tokenizzazione “wrapped”, la corrispondenza tra token e unità nel registro deve essere verificabile, e la catena di custodia deve reggere audit e controlli KYC/AML.
I termini di prezzo devono coprire il rischio di eleggibilità. Inserisci representations & warranties sull’eleggibilità, ma soprattutto rimedi concreti: indemnities, make-good, clausole su invalidation o cancellation, e price adjustment se cambia lo status nel re-assessment TAB. Qui lo stress test utile è semplice: “cosa succede se il programma perde eleggibilità nel prossimo ciclo?”.
La strategia finale è di portafoglio. Con re-assessment ICAO, evoluzione PACM e policy UE, come costruire un portafoglio 2026-2030 che regga a cambi regolatori, rischio LoA e CA, e volatilità?
Scenari 2026-2030: come possono evolvere regole, domanda delle compagnie aeree e strategie di portafoglio crediti
Le regole CORSIA restano in movimento fino al 2027-2029. Il lavoro TAB di re-assessment e le review periodiche possono cambiare programmi ammessi, condizioni e prassi. Questo significa che “eligible oggi” non è automaticamente “eligible domani”, e che la gestione del rischio deve essere continua, non un check una tantum.
La domanda delle compagnie aeree tende a diventare più istituzionale. I procurement organizzati e la maggiore sofisticazione degli acquisti, inclusi mix tra contratti forward e scelte tra SAF e offsets, alzano l’asticella per chi vende. Per gli sviluppatori, la conseguenza è concreta: servono volumi, MRV industrializzato e LoA e CA preparati in anticipo, non a ridosso della consegna.
La pipeline PACM ha anche un rischio di tempistiche. La transizione Articolo 6.4 e le milestone del meccanismo possono slittare, come indicato da analisi di settore che citano estensioni di deadline. Se supply PACM e finestre di compliance CORSIA non sono sincronizzate, puoi avere crediti “buoni” ma fuori tempo massimo per l’uso previsto, o con documentazione incompleta quando serve.
Per buyer italiani, una strategia prudente è a tre bucket. Bucket 1: CORSIA-ready, con LoA e CA, programma eleggibile e delivery compatibile 2026-2030. Bucket 2: optionality, progetti ad alta integrità ma con LoA e CA non garantiti, comprati a sconto e con clausole forti. Bucket 3: non-CORSIA, destinato a claim volontarie o altri schemi. KPI utili restano pochi ma chiari: percentuale di volumi coperti da LoA, concentrazione per host country, e durata media attesa di issuance.
La tokenizzazione può aiutare solo se porta prova, non marketing. Nel 2026-2030 i token hanno senso se supportano audit trail: seriale, stato nel registro, attestazioni off-chain verificabili su LoA e CA, e disclosure coerente. Se invece il token anticipa claim “CORSIA-eligible” senza basi documentali, aumenta il rischio di contestazioni e di mispricing.
La takeaway operativa è una sola. Nel 2026-2030 vince chi tratta CORSIA come una supply chain di compliance, non come “credito ONU”, e integra da subito contabilità Articolo 6, integrità, contrattualistica e dati MRV nel procurement.