Che cos’è il Voluntary Carbon Market e perché nel 2026 sta cambiando più del previsto?

Il Voluntary Carbon Market (VCM) è il mercato “fuori ETS” in cui si scambiano carbon offset credits. Un offset rappresenta la riduzione di una tonnellata metrica di CO₂ o altri gas serra e viene usato da aziende e altri soggetti per compensare emissioni che non riescono a eliminare e per supportare claim come “carbon neutral”. Nel VCM non c’è un cap-and-trade con un numero finito di allowance: è un mercato project-based, dove i crediti nascono da progetti che evitano, riducono o rimuovono emissioni. (Fonte: CarbonCredits.com)

Nel 2026 il tema centrale non è “quanti crediti”, ma quanto sono credibili. Ecosystem Marketplace descrive un mercato in transizione, con volumi ai minimi dal 2018, più attenzione all’integrità e liquidità più bassa. Questo cambia il modo in cui si compra e si vende: meno spot “da catalogo”, più selezione e più condizioni contrattuali. (Fonte: Ecosystem Marketplace)

Lo shock di fiducia 2021–2024 ha accelerato questa svolta. Le contestazioni su addizionalità e permanenza, soprattutto in alcune categorie nature-based, hanno spinto molti buyer a spostarsi da crediti percepiti come “avoidance tradizionale” verso rimozioni, maggiore durata e MRV più robusto (monitoring, reporting, verification).

Il nuovo “layer” di standard è un altro pezzo chiave. L’ICVCM ha introdotto i Core Carbon Principles e la CCP label come soglia globale per distinguere crediti ad alta integrità. Nel 2025 ICVCM riporta oltre 51 milioni di crediti associati a metodologie CCP-approvate, circa il 4% del volume 2024, con una pipeline in crescita. (Fonte: ICVCM CCP Impact Report 2025)

Nel 2026 cambiano anche le aspettative operative dei buyer B2B. La domanda tende a passare da acquisti “opportunistici” a procurement più centralizzato, con contratti di offtake, clausole su correzioni ex-post, gestione del “vintage risk”, buffer e reversal. Per chi tokenizza, questo si traduce in requisiti più duri su proof-of-retirement e tracciabilità dei dati lungo tutta la catena.

“Più del previsto” perché tutto succede insieme. Cambiano gli standard di mercato (ICVCM), cambiano le regole UE sui claim, e si muovono mercati emergenti che mettono alla prova liquidità e credibilità.

Quali trend stanno guidando domanda e prezzi nel mercato volontario (qualità, rimozioni, durata, co-benefici)?

La biforcazione dei prezzi è il primo trend da tenere a mente. Ecosystem Marketplace segnala un quality premium: crediti con requisiti più stringenti e percezione di integrità più alta si separano dai crediti “commodity”. Un esempio concreto nel 2024 è la categoria Landfill Gas, con +35% di prezzo tra H1 e H2 2024 e 3,1 milioni di crediti scambiati (+149% YoY). (Fonte: Ecosystem Marketplace)

Le rimozioni e la “durability ladder” sono il secondo trend. Nel linguaggio di mercato, i buyer distinguono sempre di più tra crediti di avoidance/abatement e crediti di removal. Le rimozioni includono opzioni nature-based e approcci più “tecnici”, e il punto di frizione è la durata: permanenza di lungo periodo (spesso indicata come 100+ anni) contro orizzonti più brevi. Questo interessa in particolare chi ha emissioni residuali difficili da abbattere.

Gli offtake e i forward sono il terzo trend. Morgan Stanley, usando anche dataset come cdr.fyi, mette l’accento sul ruolo degli accordi di offtake e sul tema dei futuri partecipanti corporate nei mercati volontari. Il messaggio pratico è semplice: per crediti premium, la disponibilità conta quanto il prezzo, e molti buyer cercano di “bloccare” supply e condizioni prima. (Fonte: Morgan Stanley report)

I co-benefici restano importanti, ma con più cautela. Progetti con impatti su comunità, biodiversità o acqua possono avere più domanda, anche perché spesso si collegano a SDGs. Allo stesso tempo cresce l’attenzione a come si comunicano questi impatti, per evitare marketing che sembri doppio conteggio o sovra-promessa. (Fonte: CarbonCredits.com per co-benefici e SDGs)

L’MRV digitale è il quinto trend. Remote sensing, registri e audit trail diventano centrali. E qui una regola pratica vale sempre: token ≠ credito. Se un token rappresenta un credito, deve preservare serial number, standard, metodologia, vintage e stato (issued/retired/cancelled) e prevenire il double spending.

UE 2040 e stretta sulle emissioni: che impatto avrà su offset, claim e strategie aziendali?

Il contesto UE è diventato più vincolante. L’obiettivo climatico al 2040 è -90% di emissioni nette rispetto al 1990, come gradino verso la neutralità al 2050. La Commissione ha pubblicato la raccomandazione il 6 febbraio 2024. Nel 2026 il Consiglio ha dato il via libera finale il 5 marzo 2026. (Fonti: Commissione UE; Consiglio UE)

Questo aumenta la pressione sulle aziende: prima riduzione interna, poi gestione delle emissioni residue. In pratica, strategie “abatement-first”, lavoro su Scope 1-2-3, e uso degli offset con un perimetro più prudente, soprattutto quando entrano in gioco claim pubblici.

La stretta sui claim consumer-oriented è già in calendario. La direttiva Empowering Consumers for the Green Transition è entrata in vigore nel 2024, va recepita entro 27 marzo 2026 e sarà applicabile dal 27 settembre 2026. L’impatto atteso è diretto: claim tipo “carbon neutral” basati su offset diventano più rischiosi da usare in comunicazione verso i consumatori. (Fonte: Commissione UE Energy)

Serve anche un reality check: la Green Claims Directive è stata annunciata come ritirata il 20 giugno 2025. Quindi nel 2026 la compliance sui claim non sparisce, ma si sposta su altre norme e sull’enforcement nazionale, oltre che su standard volontari e buone pratiche. (Fonte: EESC)

Operativamente, molte aziende passeranno da offset claim a contribution claim, con policy di comunicazione condivise tra marketing e legale. E nel procurement diventa più naturale chiedere crediti con ICVCM CCP e tracciabilità pronta per audit.

Vietnam e mercati emergenti: cosa insegna la “reality check” su liquidità, MRV e credibilità dei crediti?

Il Vietnam è un caso utile perché mostra la distanza tra “avere progetti” e “avere un mercato che funziona”. S&P Global descrive un ETS pilota 2025–2027 per power, iron & steel e cement, con assegnazione di allowance per le emissioni 2025–2026 entro fine 2025. (Fonte: S&P Global)

Il dato che conta per capire il link tra mercati è il limite: nel pilota le aziende possono usare offset fino al 30% dell’obbligo. Questo crea domanda potenziale, ma anche una domanda molto regolata. (Fonte: S&P Global)

Nei mercati emergenti il collo di bottiglia è spesso l’MRV. Inventari emissivi, qualità dei dati impianto, disponibilità di verificatori e governance dei registri decidono se il mercato genera crediti “spendibili” anche per buyer internazionali o se resta un circuito con rischio di “paper credits”. E quel rischio si riflette su prezzo e accettabilità.

C’è poi il tema Articolo 6. S&P Global cita l’eleggibilità di crediti allineati ad Art. 6.2 / 6.4 e altri crediti internazionali secondo requisiti vietnamiti. Qui entrano concetti come corresponding adjustments e rischio double counting, e la differenza tra VCM “puro” e unità che assomigliano a ITMO. (Fonte: S&P Global)

La lezione per il B2B è concreta: la liquidità non è una garanzia. Senza regole chiare su eligible units, registri interoperabili ed enforcement, lo spread bid/ask resta alto. Per tokenizzazione, la conseguenza è netta: serve integrazione registry-native, non solo un marketplace.

Come scegliere crediti e progetti nel 2026 per ridurre rischio reputazionale e rischio di non conformità?

La prima difesa è una checklist di procurement. Parti da standard, metodologia e versione, perché i mismatch sono una fonte classica di rischio. Poi vai su MRV, addizionalità, leakage, permanenza e buffer. Nel VCM l’addizionalità è un requisito base: il progetto deve dimostrare che la riduzione o rimozione non sarebbe avvenuta senza l’offset. (Fonte: CarbonCredits.com)

ICVCM può funzionare come filtro pratico. La CCP label è pensata come soglia di integrità e ICVCM pubblica pagine di riferimento sui Core Carbon Principles e sullo stato degli assessment. In procurement puoi tradurlo in una richiesta semplice: crediti CCP-labeled o da programmi/metodologie eleggibili. (Fonte: ICVCM Core Carbon Principles)

Il rischio reputazionale nel 2026 è anche rischio claim. Con l’applicazione dal 27 settembre 2026 delle regole UE per i consumatori, conviene separare uso interno (prezzo interno del carbonio, finanziamento progetti) da claim esterni. E usare linguaggio di “supporting climate action” o contribution quando appropriato. (Fonte: Commissione UE Energy)

Sulla tokenizzazione, i requisiti minimi per evitare token-washing sono chiari: collegamento 1:1 con seriali di registro, proof of retirement, controlli su frazionamento, KYC/AML lato marketplace, e gestione degli state changes come eventi verificabili.

Un esempio B2B realistico è un mix: una quota di crediti nature-based con co-benefici per stakeholder engagement e una quota crescente di removals per le emissioni residue. Nei contratti, inserire clausole make-good se c’è invalidazione o recall riduce il rischio.

Quali scenari aspettarsi nei prossimi 12–24 mesi (opportunità, rischi e segnali da monitorare)?

Lo scenario base è un mercato più piccolo ma più caro sui crediti premium. Ecosystem Marketplace parla di transizione: volumi giù, focus su qualità e integrità, e dinamiche che favoriscono offtake e consolidamento. (Fonte: Ecosystem Marketplace)

Lo scenario bull è sulle rimozioni durevoli. Qui il punto non è solo la domanda, ma la capacità di MRV e di gestione del rischio, inclusa l’assicurabilità e la qualità dei dati.

Lo scenario di shock regolatorio UE riguarda i claim. Dal 27 settembre 2026 l’applicazione delle nuove regole può ridurre la propensione a fare claim “neutral” e spostare budget verso decarbonizzazione di filiera e contribution finance. (Fonte: Commissione UE Energy)

Lo scenario di frammentazione nei mercati emergenti è ben rappresentato dal Vietnam. L’offset limit al 30%, le scelte su eligible units e l’allineamento ad Articolo 6 sono segnali da seguire per capire se nasce liquidità “buona” o solo domanda sulla carta. (Fonte: S&P Global)

I KPI pratici da monitorare restano pochi ma utili: quota di crediti con label di integrità (CCP), rapporto tra retirement e issuance, differenziale prezzi removals vs avoidance, controversie e invalidazioni, spread bid/ask, e l’evoluzione delle policy UE su claim e target 2040 ormai vincolante. (Fonti: ICVCM; Consiglio UE)