Il punto chiave per il 2026 è questo: il CBAM passa da “solo reporting” a un regime definitivo in cui, in linea generale, per importare merci in ambito CBAM serve essere autorizzati e gestire la compliance nel CBAM Registry. Questa CBAM Carbon Border Adjustment Mechanism guida pratica aziende italiane ti aiuta a capire se sei dentro, quali dati devi raccogliere dai fornitori extra-UE, come impostare il workflow e come stimare il costo.

Chi deve applicare il CBAM in Italia e quali merci/importazioni rientrano oggi (settori, codici doganali, esclusioni)

Conta chi importa in UE, non chi “compra” commercialmente. Il dichiarante CBAM è, in pratica, l’importatore stabilito in UE oppure un rappresentante doganale indiretto che presenta la dichiarazione in dogana a proprio nome per conto tuo. Dal 1° gennaio 2026, per importare merci CBAM serve in linea generale lo status di Authorised CBAM Declarant, da richiedere e gestire tramite il CBAM Registry/AMM (modulo di gestione autorizzazioni).

L’ambito CBAM oggi è definito per codici doganali, non per descrizione prodotto. I settori coperti sono 6: cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, idrogeno, elettricità. La verifica si fa su codici CN a 8 cifre (Combined Nomenclature), riga per riga, come da allegati normativi.

Un esempio operativo evita errori tipici in ufficio acquisti. Se importi viteria/fasteners in acciaio, può rientrare se il codice è CN 7318…: non basta dire “è viteria”, devi verificare se quel CN specifico è in Annex I (e con quali condizioni).

La regola pratica per buyer e dogane è: mappa prima, conferma poi. Parti dalle famiglie HS/CN tipiche (esempi utili: 72/73 per ferro e acciaio, 76 per alluminio, 2716 per elettricità), poi conferma riga per riga su Annex I e sulla working list del tuo broker. Strumenti di check per CN possono aiutare come primo filtro, ma non sostituiscono Annex I.

Le esclusioni e i casi particolari contano più di quanto sembra. Se importi in outward processing (lavorazione fuori UE di beni UE che rientrano), in dichiarazione si riportano solo le emissioni della lavorazione extra-UE, non quelle “storiche” del bene originario UE. E attenzione alla “riclassificazione”: modifiche minime al prodotto per uscire dai CN in scope sono un rischio compliance, perché la disciplina CBAM si appoggia a classificazione doganale e controlli.

Checklist decisionale (da usare su ogni SKU/import flow):

  • Import extra-UE?
  • Merce con CN 8 cifre presente in Annex I?
  • Incoterms e contratti: chi è importer of record in dogana?
  • Rappresentanza doganale: diretta o indiretta? (cambia chi diventa dichiarante)
  • Volumi e frequenza: quante spedizioni, quante righe doganali, quante varianti di impianto?

Output consigliato: una tabella SKU/CN con colonna “CBAM yes/no” + motivazione (riga Annex I, note su outward processing, eccezioni).

Quali dati servono per la dichiarazione CBAM: emissioni incorporate, metodologie di calcolo e documenti da chiedere ai fornitori extra-UE

Le embedded emissions sono il dato centrale. Per CBAM, le emissioni incorporate sono le emissioni associate alla produzione delle merci importate secondo il perimetro CBAM, e si distinguono in:

  • Dirette: emissioni del processo produttivo (combustione, reazioni chimiche, ecc.).
  • Indirette: emissioni legate all’elettricità consumata in produzione, dove applicabile secondo le regole CBAM e atti attuativi. Fonte (materiale formativo CBAM su perimetro e definizioni):

La qualità del dato cambia il rischio economico. La gerarchia pratica è: dati reali del produttore (preferibili) vs default values pubblicati dalla Commissione (utilizzabili nella fase transitoria con flessibilità). In ottica costi, i dati reali riducono il rischio di sovrastima rispetto a valori standard.

Il “pacchetto dati” da chiedere al fornitore extra-UE va messo a contratto. In procurement, funziona bene un template unico che richieda almeno:

  • Impianto di produzione (site) e identificazione univoca
  • Periodo di riferimento dei dati
  • Output prodotto (t) e quantità fornite (t) per il periodo
  • Fattori di emissione e/o calcoli che portano a tCO₂/t
  • Consumi energetici e quota elettrica (se applicabile)
  • Metodologia applicata e assunzioni
  • Evidenze disponibili (audit/assurance se presenti)
  • Carbon price pagato nel Paese d’origine, con prova documentale Fonte (overview requisiti reporting e carbon price evidence):

Esempio concreto (trasformatore italiano). Se importi coil di acciaio, ti servono: (i) tonnellate importate per CN, (ii) tCO₂/t del sito produttivo, (iii) quota indiretta elettricità dove applicabile, (iv) eventuale carbon price locale pagato e documentato. Output: tCO₂ embedded per spedizione e totale per periodo (trimestre/anno, a seconda dell’obbligo).

Governance dati: se non la imposti, la rincorri. Crea un master data “CBAM” con CN, supplier, impianto, emission factor, documenti e versioning. Poi collegalo a ERP/PLM e ai flussi doganali (DAU, fatture, packing list), così eviti di ricostruire tutto a mano a ogni scadenza.

Come compilare e inviare il report CBAM nel Registro: scadenze, workflow interno e controlli per evitare errori e sanzioni

La timeline cambia il tipo di lavoro. La fase transitoria 2023–2025 è reporting senza pagamento, mentre il regime definitivo parte dal 1° gennaio 2026: entrano in gioco autorizzazione, dichiarazione annuale e gestione dei certificati CBAM secondo le regole applicabili.

Il workflow tipo funziona se è ripetibile e tracciabile:

  1. Estrazione importazioni per CN 8 cifre dal broker/dogane (per periodo)
  2. Arricchimento con dati emissioni dal fornitore (impianto, fattori, evidenze)
  3. Controlli di coerenza (unità, massa netta, conversioni, duplicati)
  4. Caricamento nel CBAM Registry
  5. Conservazione evidenze e audit trail (chi ha validato cosa, quando, con quali documenti)

I controlli anti-errore più utili sono quelli “banali” che però fanno saltare le dichiarazioni:

  • CN 8 cifre in dichiarazione non coerente con materiale reale (errore di classificazione)
  • Quantità: kg vs t, massa netta vs lorda, conversioni
  • Più impianti per lo stesso supplier (fattore emissivo diverso)
  • Spedizioni “split” e righe doganali duplicate
  • Gestione outward processing (emissioni solo della lavorazione extra-UE)
  • Duplicazioni tra filiali o tra importatore e rappresentante indiretto
  • Note di credito e rettifiche doganali che cambiano quantità e valori

Responsabilità e deleghe: delegare non significa scaricare il rischio. Anche se opera un rappresentante doganale, la responsabilità di compliance resta in capo all’importatore: servono deleghe formali, un RACI chiaro e controlli di secondo livello su campioni ad alto impatto.

Scadenze “di progetto” interne: chiudi i dati entro T+10 dalla fine periodo, fai reconciliation con contabilità fornitori e pianifica una pre-submission review (campionamento spedizioni ad alto impatto, controlli su CN e impianto).

Come stimare il costo CBAM: prezzo EU ETS, certificati CBAM e come considerare eventuali carbon price pagati nel Paese d’origine

Il costo CBAM segue il prezzo EU ETS. I CBAM certificates sono espressi in €/tCO₂ e il loro prezzo è collegato al prezzo d’asta EU ETS. Nota operativa

Formula da CFO, per una prima stima: Costo CBAM stimato = tCO₂ embedded (dirette + indirette applicabili) × prezzo CBAM – credito per carbon price estero (se riconoscibile e documentato)

Nel transitorio il carbon price estero era raccolto soprattutto come informazione; nel regime definitivo può incidere sul dovuto secondo regole di riconoscimento e prova.

Esempio numerico B2B (solo per capire l’ordine di grandezza, non è una previsione):

  • 1.000 t importate
  • 2,0 tCO₂/t embedded
  • Totale: 2.000 tCO₂
  • Prezzo ETS ipotetico: 70 €/tCO₂
  • Costo “lordo”: 2.000 × 70 = 140.000 € Poi applichi l’eventuale deduzione per carbon price estero, se hai documenti come fatture, attestazioni di pagamento, aliquote applicate e collegamento chiaro al prodotto/impianto.

Rischi di stima da mettere in conto:

  • Uso di default values (possibile sovrastima rispetto al dato reale di impianto)
  • Mix elettrico del sito e variazioni di processo
  • Errori di mapping CN verso la categoria corretta
  • Volatilità EU ETS: fai scenario analysis (-20% / base / +20%) sul prezzo

Collega la stima ai contratti, non solo al reporting. Il “CBAM landed cost” per fornitore e impianto ti serve per rinegoziare, cambiare sourcing, o inserire clausole su dati emissioni e carbon price (obbligo di consegna dati, auditabilità, gestione del pass-through cost).

Piano operativo 90 giorni per mettersi in compliance: ruoli (acquisti, dogane, ESG), sistemi IT e checklist pronta all’uso

In 90 giorni devi arrivare a un processo che gira, non a un file perfetto. Struttura in 3 sprint con output minimi chiari.

Sprint 0–30 giorni (scoping)

Obiettivo: sapere cosa è in scope e chi fa cosa.

  • Estrai import extra-UE ultimi 12 mesi per CN 8 cifre
  • Flag “CBAM yes/no” su base Annex I
  • Identifica importer of record e tipo di rappresentanza doganale
  • Lista fornitori e impianti (anche se incompleta) Output: elenco CN in scope, supplier list, RACI bozza

Sprint 31–60 giorni (data & process)

Obiettivo: far arrivare i dati dai fornitori e renderli confrontabili.

  • Invia data request pack ai fornitori extra-UE (template + evidenze)
  • Crea repository documentale e regole naming/versioning
  • Definisci controlli qualità dati (unità, impianto, periodo, coerenza) Output: template approvato, repository, prime risposte fornitori, processo scritto

Sprint 61–90 giorni (run & audit)

Obiettivo: prova generale e audit trail.

  • Simula un ciclo completo su un periodo (o su un campione ad alto impatto)
  • Carica nel CBAM Registry (o prepara dataset pronto per upload)
  • Fai review interna e remediation su eccezioni Output: evidenze, lista gap, piano su fornitori non collaborativi

RACI consigliato:

  • Acquisti: contratti, clausole dati, raccolta supplier
  • Dogane/Trade compliance: CN, flussi import, broker, outward processing
  • ESG/HSE: metodologie emissioni e controlli tecnici
  • Finance: stima costo, scenari, accantonamenti
  • IT/Data: integrazione ERP, file broker, data model, accessi e audit trail

Checklist pronta (operativa):

  1. Verifica CN 8 cifre per ogni SKU importata
  2. Definisci importer of record e rappresentanza diretta/indiretta
  3. Onboarding fornitori con template emissioni e carbon price
  4. Repository documentale con evidenze
  5. Controlli qualità dati e gestione eccezioni
  6. Calendario scadenze e chiusure interne
  7. Piano remediation per supplier non collaborativi (default values, escalation, alternative sourcing)

Stack IT realistico:

  • PMI: estrazione da gestionale + file broker, data model in BI (es. Power BI/Tableau), workflow approvativo (SharePoint/Jira), conservazione evidenze
  • Grandi importatori: integrazione EDI, MDM supplier, controlli automatici su CN e impianto

KPI che aiutano davvero:

  • % import CBAM con dati reali vs default
  • Lead time risposta fornitori
  • Numero eccezioni per periodo (CN/impianto/unità)
  • Delta costo CBAM per tonnellata e per fornitore

Strategie per ridurre l’impatto CBAM: scelta fornitori, decarbonizzazione della supply chain e integrazione con reporting CSRD/Scope 3

La leva principale è scegliere impianti con meno tCO₂/t. In procurement, premia impianti con processi e energia a minore intensità emissiva (per esempio, per l’acciaio impianti con EAF e buona disponibilità di elettricità a basse emissioni; per l’alluminio smelter con approvvigionamento elettrico a basse emissioni, dove verificabile). Inserisci una “CBAM clause” in contratto: obbligo dati, auditabilità, penali, pass-through del carbon cost e scorecard fornitori basata su tCO₂/t.

Le leve tecniche riducono anche la complessità. Ridurre massa e sfridi, aumentare contenuto riciclato dove applicabile, cambiare semilavorati o specifiche può abbassare l’intensità incorporata o il volume importato. Ottimizzare logistica e consolidare spedizioni non riduce CBAM direttamente, ma riduce costi totali e rischio operativo (meno righe doganali, meno eccezioni).

Supplier enablement: se i fornitori non sanno misurare, tu paghi l’incertezza. Fai training su metodologie, raccolta dati energia/processo e una road-map di miglioramento. L’obiettivo pratico è ridurre dipendenza da default values e migliorare la qualità MRV.

Allinea CBAM con CSRD e Scope 3 per non fare doppio lavoro. Usa lo stesso dataset per fattori emissivi, impianti, evidenze e tracciabilità documentale. Definisci un “single source of truth” interno, con ownership chiara tra ESG, dogane e finance.

Governance strategica: pianifica scenari ETS/CBAM e budget multi-anno. Valuta nearshoring/reshoring vs extra-UE con una vista completa: costo CBAM, rischi doganali, lead time, stabilità contrattuale e qualità dati.