Quali sono le novità regolatorie più rilevanti nel 2026 per chi compra o vende crediti di carbonio?
Il 2026 è un anno in cui molti team climate e procurement smettono di ragionare “a silos”. EU ETS e CBAM iniziano a intrecciarsi in modo più operativo, mentre il mercato volontario viene spinto verso standard di qualità più verificabili.
Il cambio più concreto è sul CBAM. Dopo la fase transitoria partita nel 2023, il CBAM è entrato nella fase definitiva dal gennaio 2026. Questo non significa ancora, automaticamente, che nel 2026 tutti paghino già i certificati: nell’estratto disponibile si legge che l’acquisto obbligatorio dei certificati è previsto a partire dal 2027. Però dal 2026 la direzione è chiara: chi importa beni nei settori coperti deve trattare i dati di emissione come un tema “da audit”, non come un allegato amministrativo.
Il secondo punto è l’EU ETS sotto pressione politica. Nel giro di pochi giorni, in Italia si è passati da una misura nazionale che tocca i costi ETS nel power a una richiesta formale di sospensione dell’intero sistema. Anche se sospendere l’ETS è politicamente complesso, per chi compra o vende strumenti legati al carbonio questo si traduce in una cosa semplice: più incertezza regolatoria da mettere nel risk register.
Il terzo punto riguarda il mercato volontario. Nel 2026 la domanda B2B tende a spostarsi verso crediti “high-integrity”, cioè con requisiti più stringenti su governance, tracciabilità, MRV, addizionalità e permanenza. Qui entra ICVCM: i Core Carbon Principles (CCP) diventano un riferimento pratico per scrivere capitolati, fare due diligence e difendere le scelte in caso di contestazioni.
EU ETS “sotto assedio”: quali riforme e rischi politici possono impattare prezzi, allocazioni e compliance?
Il rischio politico nel 2026 è diventato esplicito. L’estratto riporta che il ministro Adolfo Urso ha chiesto formalmente a Bruxelles di sospendere l’EU ETS in attesa di una revisione profonda, includendo parametri, meccanismi di assegnazione delle quote e il calendario di eliminazione graduale delle quote gratuite.
La volatilità percepita è parte della storia. Nello stesso estratto si legge che il prezzo della CO₂ a gennaio era salito sopra i 90 euro per tonnellata e poi era sceso sotto i 75 dopo dichiarazioni politiche su una possibile revisione o rinvio del sistema. Non serve aggiungere altro: per chi fa budgeting o hedging, la componente “headline risk” è reale.
I dati di efficacia restano un elemento utile nelle discussioni interne. L’articolo citato riporta che le emissioni nei settori coperti dall’ETS sono calate del 50% rispetto al 2005. Se in board la conversazione diventa solo “costo ETS”, questo numero aiuta a rimettere sul tavolo la funzione del meccanismo.
La revisione dell’ETS è già nel calendario. Nell’estratto si parla di una revisione prevista per il terzo trimestre del 2026, con l’obiettivo di aggiornare i parametri del sistema e affrontare nodi irrisolti. Per le aziende, questo significa prepararsi a scenari, non a una singola traiettoria.
Decreto Energia e rinnovabili: che effetti può avere su investimenti, domanda di quote e strategia climatica aziendale?
La notizia chiave è la misura italiana che “tocca” l’ETS nel settore elettrico. L’estratto di ECCO e quello di Renewable Matter descrivono un meccanismo che neutralizza il costo ETS per i produttori di energia elettrica da gas naturale, tramite un rimborso finanziato da una componente tariffaria in bolletta.
Il primo effetto è regolatorio, non tecnico. ECCO scrive che il meccanismo appare in esplicita contraddizione rispetto all’impianto normativo europeo perché configurerebbe un aiuto di Stato selettivo, contrario alla finalità dell’ETS e distorsivo del mercato interno. Lo stesso decreto, secondo l’estratto, subordina la misura all’autorizzazione della Commissione europea sugli aiuti di Stato.
Il secondo effetto è di incertezza sugli investimenti. ECCO sostiene che l’intervento rischia di rallentare gli investimenti nelle rinnovabili e di aumentarne i costi di sviluppo, proprio per l’incertezza introdotta sui meccanismi del mercato elettrico e sulla compatibilità con le norme europee. Se sei un buyer industriale che usa PPA o sta valutando contratti di lungo termine, questo tipo di incertezza entra direttamente nelle clausole e nei prezzi.
Il terzo effetto è sul segnale di prezzo. Renewable Matter riassume bene la critica: rimborsare il costo della CO₂ ai produttori di gas equivale a neutralizzare il segnale di prezzo del carbonio, rendendo il fossile più competitivo. Anche senza fare previsioni su domanda EUA, il punto operativo è che cambia la leggibilità del “carbon signal” nel power, e quindi cambiano gli scenari di decarbonizzazione Scope 2.
ICVCM e CCP-Eligible: cosa significa per la qualità dei crediti (es. Rainbow Carbon Standard) e per la due diligence?
I CCP non sono uno slogan. I Core Carbon Principles definiscono requisiti su governance, trasparenza, MRV, addizionalità, gestione dei rischi di non permanenza e tracking. Il valore pratico è che ti danno una checklist “difendibile” quando devi comprare crediti e poi spiegarli a revisori, legal e comunicazione.
“CCP-Eligible” non va trattato come claim generico. ICVCM pubblica uno stato di assessment e, nella logica descritta nelle note, l’eligibility riguarda programmi e spesso categorie specifiche. Nel 2026, in gara, la domanda giusta non è “sei ICVCM compliant?”, ma “quale Program, quale Category, quale vintage, e dove lo vedo nel registro e nella documentazione ICVCM?”.
Sul caso Rainbow Carbon Standard, dagli estratti disponibili non si può ricavare un fatto verificabile. La pagina fornita contiene solo un titolo e un frammento HTML, senza testo che confermi lo status. Quindi l’unica impostazione corretta è di metodo: se uno standard non è verificabile tramite fonti primarie e tabelle di assessment ICVCM, va trattato come rischio qualità, con impatto su pricing e clausole contrattuali.
Come evitare greenwashing e rischi legali: quali claim sono consentiti e quali controlli documentali servono?
La regola più
I claim vanno separati per natura e perimetro. “Ridotto” significa azione interna e dati. “Compensato/offset” significa acquisto e ritiro di crediti. “Allineato net-zero” significa target e piano, non solo acquisti. Ogni claim deve dire su cosa si applica: azienda, prodotto, e quali Scope.
I controlli documentali minimi sono banali ma spesso mancanti. Servono contratto, prova di retirement con serial number su registry, attestazioni di verifica indipendente quando disponibili, dossier su metodologia e rischi (inclusa non permanenza), e controlli su catena di custodia e KYC del fornitore. Se vuoi dormire tranquillo, inserisci audit rights e obblighi di sostituzione in caso di invalidazione o problemi sul credito.
Checklist operativa per aziende e investitori: come impostare procurement, contratti e reporting in modo conforme alla normativa
La prima cosa è una carbon procurement policy 2026 scritta bene. Devi distinguere chiaramente tra acquisti per compliance (quote/allowances) e acquisti volontari, e definire obiettivi e governance interna tra CFO, Legal ed ESG. Se usi i CCP come criterio di gara, lo devi tradurre in requisiti verificabili, non in frasi.
La seconda cosa è la contrattualistica. Metti nero su bianco qualità e standard, rappresentazioni e garanzie su title e assenza di double counting, rimedi per invalidazione o reversal, schedule di consegna e vintage, e diritti di audit. Se il mercato è volatile, prevedi anche meccanismi prezzo che non ti lascino scoperto.
La terza cosa è il reporting “a prova di revisore”. Conserva evidenze esportabili: screenshot e record del registry, retirement certificates, memo di due diligence e riconciliazione quantitativa delle tCO₂e. Nel 2026, la domanda tipica non è “abbiamo comprato crediti?”, ma “cosa mostriamo in assurance?”.
La quarta cosa è la CBAM readiness. Dal 2026, con CBAM in fase definitiva, serve un processo interno su dati dei fornitori e tracciabilità. Anche se l’acquisto obbligatorio dei certificati è indicato nell’estratto come previsto dal 2027, il lavoro vero si fa prima: responsabilità interne chiare tra trade compliance, sustainability e procurement.
La quinta cosa è lo scenario planning ETS. Con discussioni pubbliche su sospensione e misure nazionali che neutralizzano costi ETS nel power, devi preparare scenari e limiti di rischio, non una sola previsione.